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Guida ai sentieri

I 5 trekking più belli del Parco nazionale del Gran Paradiso

Guida ai cinque trekking imperdibili nel Parco del Gran Paradiso: Valnontey, Lago Djouan, Vittorio Sella, Dondena e valli glaciali — sentieri verificati.

·Di Andrea

Nel 1922, quando il Regno d'Italia istituì il primo parco nazionale del Paese, la scelta cadde su queste valli — non per un capriccio burocratico, ma perché qui il confine tra civiltà e wilderness era ancora sottile, e perché lo stambeco delle Alpi sopravviveva a pochi chilometri dai pascoli di Cogne. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso nasceva così: da una caccia reale trasformata in riserva, da un'idea di conservazione che precedeva di decenni l'ambientalismo moderno. Oggi, cento anni dopo, camminare nel parco significa ancora percepire quella tensione originaria — boschi di larice che cedono il passo a morene glaciali, laghi sospesi come termometri del ritiro dei ghiacciai, rifugi che portano nomi di esploratori e fotografi che hanno immaginato queste montagne prima che diventassero «destinazione».

Le guide commerciali convergono quasi sempre su Cogne, Valnontey e il Lago Djouan. Sono mete giuste — ma il parco è vasto, attraversato da due grandi traversate (Tour del Gran Paradiso e Alta Via 2) che lo tagliano in diagonali diverse. Abbiamo selezionato cinque trekking dal catalogo Sentieri VdA che raccontano il parco in profondità: non cinque righe da spuntare, ma cinque modi di abitare per qualche ora — o qualche giorno — uno dei paesaggi alpini più autentici d'Europa.

Perché Valnontey resta il cuore del parco

Valnontey non è solo un punto di partenza: è un microcosmo. La valle si stringe tra pareti di gneiss e prati dove i marmottoni fischiano con disinvoltura, poi si apre verso i bacini glaciali che alimentano i laghi superiori. Qui la geologia racconta secoli di ghiacciai che hanno modellato anfiteatri rocciosi; qui la storia racconta pastori, guardiaparco e il lento passaggio dal dominio sabaudo alla tutela pubblica.

La tappa 2 del Tour Gran Paradiso, Valnontey–Lago Djouan è il trekking per eccellenza del parco — dodici chilometri, circa 850 metri di dislivello positivo, difficoltà E. Non è una passeggiata: è una salita progressiva che premia chi accetta il ritmo della montagna. I larici lasciano spazio ai pascoli; l'acqua del Djouan, quando finalmente appare, ha quel turchese che non si inventa nei filtri Instagram — è la firma dei sedimenti glaciali sospesi. Molti escursionisti si fermano qui, e hanno ragione: il lago è meta sufficiente. Ma il parco si svela davvero a chi prosegue oltre la cartolina.

Oltre il Djouan: la discesa verso Rhêmes

C'è un errore frequente tra i visitatori estivi: credere che il Gran Paradiso sia «fatto» una volta visto il lago più fotografato. In realtà, la rete dei sentieri collega la Valsavarenche alla valle di Rhêmes attraverso passaggi che i catasti del CAI segnalano da più di un secolo. La tappa 3, Lago Djouan–Eaux Rousses, con i suoi dieci chilometri e un dislivello negativo di circa 900 metri, è la giornata che trasforma un'escursione in un assaggio di trekking multi-giornaliero.

Eaux Rousses — «acque rosse», dal colore ferruginoso di alcuni torrenti — è un borgo walser sospeso tra due mondi. Pernottare qui, o al rifugio nelle vicinanze, significa sentire il parco quando i bus turistici sono già scesi in valle. La luce del mattino sui larici ha una qualità diversa: più obliqua, più paziente. Chi costruisce un itinerario di due o tre giorni intorno a Valnontey, Djouan ed Eaux Rousses scopre che il «classico» del parco può essere anche il più profondo — senza necessità di tappe EE.

Vittorio Sella e la discesa verso Cogne

Se c'è un nome che lega indissolubilmente il Gran Paradiso alla cultura visiva, è Vittorio Sella. Fotografo e alpinista, documentò queste valli con plate fotografiche trasportate a spalla, negli anni in cui «scattare una foto» significava chimica, buio e pazienza. Il Rifugio Vittorio Sella, a 2584 metri, non è solo un perno dell'Alta Via 2: è un omaggio a chi ha insegnato al mondo a guardare le Alpi con rispetto.

La tappa 5 del Tour Gran Paradiso, Vittorio Sella–Cogne è una discesa di otto chilometri e oltre mille metri di dislivello negativo — difficoltà E, circa due ore e mezza per chi ha il passo sicuro in discesa. Il ginocchio conta più del polmone. Il sentiero attraversa boschi che profumano di resina, attraversa ponticelli su torrenti che in estate sembrano innocui ma nascondono la furia delle piene primaverili, e scende fino al borgo di Cogne con quella soddisfazione che solo una lunga discesa sa dare. Cogne, con le sue case in pietra e la tradizione dell'artigianato del ferro battuto, chiude il cerchio: dal ghiaccio al villaggio in mezza giornata.

La stessa discesa, un'altra storia: l'Alta Via 2

Esiste un fenomeno curioso nelle grandi traversate alpine: tratti di sentiero condivisi che cambiano significato a seconda della direzione percorsa e del «libro» in cui li si legge. La tappa 9 dell'Alta Via 2, Vittorio Sella–Cogne coincide geograficamente con la tappa 5 del Tour Gran Paradiso — stessi chilometri, stesso dislivello — ma chi la affronta come tappa dell'AV2 porta addosso lo sguardo di chi ha attraversato il parco da est, da Courmayeur e Champorcher, attraverso valli meno frequentate.

Non si tratta di ripetizione: si tratta di prospettiva. Il trekker dell'AV2 guarda Cogne non come meta di una gita, ma come tappa intermedia di un viaggio che continuerà verso la bassa valle. I paesaggi sono identici; il racconto no. Per chi sta progettando una traversata personalizzata, questa sovrapposizione è un regalo: permette di combinare il Tour Gran Paradiso e l'Alta Via 2 senza reinventare la cartografia.

Champorcher e la tappa verso Dondena

Il versante orientale del parco — la valle di Champorcher — è il Gran Paradiso che molti turisti non vedono. Meno affollato di Cogne, più selvaggio nel senso etimologico del termine, custodisce boschi che ospitano caprioli e, all'alba, stambecchi che scendono verso i pascoli. La tappa 11 dell'Alta Via 2, Sogno di Berdzé–Dondena collega due rifugi in sette chilometri di difficoltà E: una giornata breve per chi percorre l'intera traversata, ma un'immersione completa per chi la sceglie come uscita autonoma.

Il Rifugio Sogno di Berdzé — il nome evoca il patrimonio walser della zona — si trova a un'altitudine che permette di osservare il movimento della fauna senza invaderla. Il Rifugio Dondena, più in basso, è porta d'accesso a sentieri che salgono verso il Colle della Rosa dei Banchi. Camminare tra i due rifugi significa attraversare la transizione dal bosco al prato alpino, dal prato alle rocce: una lezione di ecologia alpina percorribile a passo umano.

Fauna, comportamento e responsabilità

Lo stambeco è il simbolo del parco, ma non è un actor da zoo. Dopo decenni di protezione, gli ibici delle Alpi si avvicinano ai sentieri con una disinvoltura che può trarre in inganno: sembrano indifferenti, ma reagiscono allo stress del troppo vicino. Mantenere almeno cento metri di distanza, non nutrire mai la fauna, evitare di urlare o inseguire per una foto — sono regole banali finché non si è faccia a faccia con un maschio adulto in autunno.

I cani sono spesso vietati o fortemente regolamentati nel parco: verificate sempre sul sito ufficiale prima di programmare. Il guardiaparco che incontrerete al Djouan non fa il moralista: applica norme nate da incidenti reali.

Un itinerario essenziale di tre giorni

Per chi ha un long weekend e vuole assaporare il parco senza tappe EE, proponiamo una sintesi che usa tre delle cinque tappe citate:

Primo giorno: salita da Valnontey al Lago Djouan, pernottamento in rifugio o rientro a Valnontey se preferite la valle. Secondo giorno: Djouan–Eaux Rousses, pernottamento a Eaux Rousses o al Rifugio Vittorio Sella se il passo lo consente. Terzo giorno: discesa Vittorio Sella–Cogne, pranzo nel borgo e rientro.

Tre giorni, tre valli, zero ripetizioni con le classifiche «top ten» che riempiono i magazine di viaggio. Il Gran Paradiso non chiede di correre: chiede di guardare.

Geologia e memoria del ghiaccio

I laghi del parco — Djouan, Money, Loie — sono indicatori visibili del ritiro glaciale. Confrontare le fotografie d'archivio di Vittorio Sella con lo stesso punto di vista oggi è un esercizio che trasforma l'escursionismo in riflessione climatica. Le morene che costeggiano i sentieri non sono decorazioni: sono i confini di ghiacciai scomparsi o in ritirata. Camminare qui con questa consapevolezza aggiunge uno strato al paesaggio — non per spaventare, ma per onorare la montagna come sistema vivente, non come scenario.

Cogne, Valnontey e la cultura della montagna

Prima che Cogne diventasse meta turistica, era villaggio di minatori e pastori — le miniere di ferro e di copper hanno lasciato tracce nei toponimi e nell'architettura in pietra che ancora oggi definisce il borgo. Valnontey, più in alto, ha scelto un'altra strada: quella del parco, del turismo lento, dell'ospitalità che non urla. Camminare tra i due significa attraversare non solo chilometri ma secoli di rapporto uomo-montagna. I rifugi citati in questa guida — Vittorio Sella, Sogno di Berdzé, Dondena — non sono ostelli d'alta quota: sono nodi di una rete che esisteva prima del GPS, quando le direzioni si chiedevano in dialetto e il tempo si misurava in «ore di luce».

Il Tour del Gran Paradiso e l'Alta Via 2 si incrociano ripetutamente in queste valli. Non serve percorrerli per intero per beneficiarne: basta rubare una tappa, due, tre — e costruire un itinerario su misura. La tappa Valnontey–Djouan funziona da sola; abbinata a Djouan–Eaux Rousses diventa un micro-trekking; inserita in una settimana di AV2 diventa capitolo di un libro più grande.

Stagionalità e cosa portare

I sentieri del parco sono percorribili in massima parte da giugno a settembre, con varianti legate all'innevamento dei passi alti. A inizio stagione, verificate sempre sulle schede Sentieri VdA lo stato dei ponticelli e dei tratti su neve residual — la tappa Berdzé–Dondena e le discese verso Cogne possono presentare patch nevose fino a luglio in annate fresche. Scarpe da trekking con suola Vibram o equivalente, strati termici, protezione solare e almeno due litri d'acqua per le giornate lunghe non sono optional.

Per le pernottazioni in rifugio: sacca lenzuolo obbligatoria quasi ovunque, torcia frontale, contanti per piccole spese. I rifugi del parco — Sella in primis — vanno prenotati con settimane di anticipo in agosto; Champorcher e Dondena offrono più flessibilità.

Il Gran Paradiso oggi

Il parco non è un museo: è ecosistema vivo, laboratorio di conservazione, territorio abitato. I cinque trekking che abbiamo raccontato — Valnontey–Djouan, Djouan–Eaux Rousses, Sella–Cogne in due versioni, Berdzé–Dondena — sono porte d'ingresso a un'idea semplice e radicale: che il primo parco nazionale d'Italia meriti ancora, dopo un secolo, di essere vissuto con gli occhi di chi sa aspettare. Non servono iperboli. Servono escursionisti che camminino con lentezza, rispettino la fauna, pernottino nei rifugi e lascino la valle più pulita di come l'hanno trovata.


Crediti fotografici

  • Copertina (Stambecco nel Parco Gran Paradiso): Wikimedia Commons, CC BY-SA — archivio Sentieri VdA
  • Lago Djouan e morene glaciali: catalogo regionale sentieri, rielaborazione Sentieri VdA
  • Rifugio Vittorio Sella: archivio storico fotografico montano, dominio pubblico